sabato 7 maggio 2005

you've to get on, get out, get gone

E poi angoscia, come da tempo, tanto tempo non sentivo più, un peso al cuore che mi fa respirare a fatica, così, all'improvviso e perchè poi?
Per una goccia, sì ancora una volta la maledetta goccia di troppo che fa traboccare, che fa sentire il peso di tutte le altre ed è inutile tentare di tenere dentro perchè dentro brucia, ma non so come liberarmene ora di questa ansia, questa corda che stringe e soffoca, che raspa e taglia, che distrugge.Ho rincontrato ancora una volta il mio fossato rosso, me l'ero lasciato alle spalle credendo di averlo abbandonato, ma la mia strada è una spirale sono destinata forse ad incontrarlo periodicamente?

Cilicio sulla mia pelle, acido che corrode la serenità, amare lacrime nere che scendono, non per il dolore ma per il senso di sconfitta.

5 commenti:

  1. L'importante è portarsi sempre dietro una bella, larga, massiccia asse di legno. Camminare con l'asse in spalla dà noia e, alla lunga, affatica; ma quando arriva il fossato la puoi stendere sopra e cavarne un ponte.

    Ai posteri uscir di metafora.

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  2. io di solito uso il mio di dietro per quando cado. è morbido, grosso, fa molto bridget jones.
    io cado sempre, poi. e mai in piedi.
    dici che sbattendo sul pavimento le mie chiappe si rassodino???
    bacio.

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  3. esco dalla metafora e ringrazio: l'uno e l'altra!

    son momenti che fortunatamente passano, è passato e ora non c'è più!

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  4. Marti, ma tu conosci le amichette comuniste???
    bacio, Valen...

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  5. si, credo che le conoscano tutti!
    ma non c'entrava nulla! io con le amichette comuniste ci vado d'accordo finchè non rompono los cojones!

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